Vino: il Soave Doc, quando il valore aggiunto è nel paesaggio

Vino: il Soave Doc, quando il valore aggiunto è nel paesaggio

Suolo vulcanico, pergola soavese e garganega: sono gli elementi distintivi di un’area, quella di produzione del vino Soave, che hanno contribuito a fare entrare le colline vitate della doc veronese – prime in Italia – nel registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, istituito dal Ministero delle politiche agricole. Oltre alle colline del Soave, si legge in una nota, in questo registro sono iscritti anche i paesaggi silvo pastorali di Moscheta, nel Mugello e le colline di Conegliano Valdobbiadene con il Prosecco Docg: erano 123 le zone produttive dell’agroalimentare italiano prese in considerazione dal ministero e 35 le candidature considerate.

Le colline del Soave “sono un paesaggio storico caratterizzato dalla coltura della vite che affonda le sue radici nel periodo romano, la cui matrice viticola giunge a completa maturazione nel periodo ottocentesco. L’area possiede anche notevoli valori estetici e panoramici, soprattutto in relazione alla avanzata della urbanizzazione nella pianura che si estende a sud dell’area collinare”, si legge nel registro, ma la descrizione non rende l’idea di quelle colline dolci ricoperte ma non invase da viti, dove c’è ancora spazio per le ciliegie, le albicocche, le rose e gli ulivi. Per Aldo Lorenzoni, direttore generale del Consorzio di Tutela, si tratta di “un grande risultato”.

Un risultato sicuramente dal valore simbolico, ma i viticoltori (oltre 3mila quelli sul territorio) ovviamente puntano a ottenere da questo riconoscimento anche dei vantaggi pratici. “Il riconoscimento – spiega Lorenzoni – pone le basi per un nuovo approccio, soprattutto da parte del legislatore per una ridefinizione degli strumenti di sostegno per la viticoltura in areali tanto particolari ed estremi. L’auspicio è che nell’immediato futuro si possano mettere a diposizione dei viticoltori di collina opportunità di finanziamento specifiche”. Anche la politica locale, che lavora ormai in continuità di intenti da 15 anni su questo fronte, sostiene questo approccio di sistema.

Paolo Menapace, presidente della Strada del vino Soave, fa soprattutto un appello a credere fortemente nel territorio e nelle sue possibilità: “Quello di paesaggio rurale storico è un bel riconoscimento per la Strada del Soave e per tutto il territorio: io ci credo e come me anche la gente e gli amministratori pubblici devono crederci turisticamente. Abbiamo vino, paesaggio, strutture e ristoranti meravigliosi. Abbiamo un prodotto stupendo, il Soave, che non tradisce mai: anche nel 2014, che sembrava un’annata difficile, abbiamo avuto un ottimo vino”. L’anteprima 2015 ha svelato una annata di grande equilibrio tra le componenti sapide, zuccherine e acide. Ad oggi la denominazione ha raggiunto quota 55 milioni di bottiglie, per il 75% vendute all’estero.» red
1 giugno 2016


Comments are closed.